martedì 9 aprile 2013

Mangia, prega, ama - ...e trovati un hobby!


Cosa avete fatto a Pasquetta(domanda tormentone del periodo!)? Io,dopo le scorribande e le abbuffate tipiche di quel giorno,indovinate? Ho visto un film, ovviamente!



Questa volta  la pellicola in oggetto è stata “Mangia, prega,ama” di Ryan Murphy, uscita nel 2010.
Il film è stato trasmesso in prima serata da La7 e io, non avendolo mai visto prima, ma avendone sentito molto parlare, mi sono incollata davanti allo schermo per tutte le due ore e più di durata (sono una temeraria, lo so! XD).
La storia è quella narrata dalla scrittrice americana Elizabeth Gilbert nell’omonimo libro, un romanzo autobiografico frutto dell’esperienza della donna in vari paesi del mondo alla ricerca del suo equilibrio interiore.
Il personaggio principale, interpretato da una sempre splendida Julia Roberts, è dunque la scrittrice stessa, che nel film ci viene presentata come la classica newyorkese  di successo alla quale non manca nulla, carriera avviata e marito affettuoso inclusi. Nella vita di Elizabeth quindi sembra mancare una sola cosa: la felicità? No! La risposta è: i problemi veri! Così di punto in bianco la bella scrittrice, dopo una serie di elucubrazioni mentali consumate di notte nel bagno di casa sua, decide di lasciare il povero e ignaro marito, non perché non ne sia innamorata, ma perché stanca di fare la moglie. Dopo una breve relazione con un giovane e sexy (è James Franco!) aspirante attore, la Gilbert decide di mettersi alla ricerca di qualcosa, anche se neanche lei sa bene di cosa.


Intraprende così un lungo viaggio di cui la prima tappa è la nostra Italia…la nostra povera Italia! Si perché già dal titolo di questa destinazione (“mangia”) si può capire che tipo di immagine viene data del nostro paese: la terra “del dolce far niente e degli spaghetti”, che tradotto sarebbe “degli scansafatiche e degli ingordi”! L’appartamento romano in cui Elizabeth soggiorna è gestito da un’anziana signora con un marcato accento siciliano (a Roma?) e non è dotato di acqua corrente, i passanti incontrati per strada sparano chiassose volgarità alle donne che vedono e in tutto questo c’è ancora spazio per mangiarsi un gelato accanto a due suore o una pizza a Napoli. In sintesi questa enorme montagna di luoghi comuni italiani serve solo a far capire alla protagonista che mettere su qualche chilo non è poi una tragedia. Attraverso il buon cibo passa quindi l’accettazione del proprio corpo e di conseguenza la conquista di una maggiore fiducia in se stessi.



Viene poi la volta dell’India, dove la  parola chiave è “prega”; qui, attraverso lunghe sedute di meditazione, la scrittrice rivive il suo passato e impara ad accettarlo mettendo ordine nella sua mente. Si comincia a capire che ciò che sta cercando è proprio un po’ di stabiltà mentale, anche se non è chiaro cosa le serva per raggiungerla né da cosa derivi questa sua confusione.


Proprio con questi interrogativi Elizabeth approda infine a Bali, posto in cui alla meditazione aggiunge alcune sedute con uno sciamano locale, molto più trendy del classico psicologo, no? Insomma, grazie ad una serie di fortunate coincidenze incontra l’affascinante Felipe (Javier Bardem, irresistibile nel simulare l’accento portoghese del personaggio) e se ne innamora (“ama” appunto), ma questa volta non vuole sbagliare: ora che ha trovato un certo equilibrio interiore non intende sconvolgersi testa e cuore buttandosi in un nuovo amore. Sarà il suo sciamano sdentato di fiducia a convincerla che “perdere l’equilibrio per amore è parte della vita equilibrata”. E così via allo sdolcinato lieto fine in cui i due innamorati se ne vanno verso l’orizzonte a bordo di una barca.



Il film, come avrete capito, è completamente incentrato sulla figura della protagonista ed è per questo che non l’ho particolarmente amato, perché il suo personaggio trasmette insofferenza, ma non quella di chi cerca una crescita spirituale ed emotiva, quanto piuttosto l’insoddisfazione di una che ha tutto eppure non le basta e al posto di farsi un’autoanalisi come farebbe una qualsiasi altra persona, avendo lei le possibilità economiche, scappa e rifugge così i suoi problemi da essa stessa creati.
Quello che sembra un percorso formativo, supportato dal topos del viaggio come metafora della maturazione interiore, è solo questo in realtà: la fuga di una donna in crisi ormonale che risolve tutto con l’ennesimo fidanzato. Decisamente irritante e deludente!





2 commenti:

  1. Il messaggio del film è molto bello, la rappresentazione dell'Italia però è ai limiti dell'incidente diplomatico ;-)

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    1. Ahahaha! Hai proprio ragione! Grazie per esserti unito al sito! :)

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